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ICC Italia dedica uno spazio agli Associati con un ciclo di interviste volto a condividere esperienze e competenze. Ospite di questo nuovo appuntamento Alessandro Viviani Partner di Parva Consulting S.p.A..

Da anni vi occupate di consulenza e siete al fianco di istituti bancari, compagnie assicurative e società di gestione del risparmio. Come sta evolvendo l’attenzione nei confronti della finanza sostenibile nel settore dei financial services?

La sostenibilità è un elemento ormai chiave della strategia e dei percorsi di crescita della maggior parte degli operatori del settore, tanto da un punto di vista di operatività propria quanto nella fase di analisi degli investimenti e dei crediti. Se alcuni anni fa il tema della sostenibilità aveva finalità innanzitutto commerciali o di comunicazione/marketing, sempre più player mettono questo driver al centro del proprio sviluppo e ne fanno un elemento caratterizzante non solo per “presentarsi” al mondo esterno ma proprio come elemento dirimente del loro agire.

Tutto questo in contemporanea con un simile percorso per quanto concerne temi di inclusività e con una evoluzione/ritorno quindi alla visione dell’azienda/banca come portatrice di valori non solo agli azionisti/investitori ma all’insieme degli stakeholders della stessa- intesi non in senso stretto (fornitori, clienti, risorse,…) ma anche in senso ampio (comunità locali, ambiente naturale circostante,…). L’insieme di questa crescente attenzione a temi di sostenibilità ed inclusività è oltretutto strategico in un periodo in cui il recruiting di risorse di alta qualità per gli operatori dei Financial Services è una sfida molto più ardua di anni fa a livello globale (ad esempio, le diverse priorità di scelta dei millennial rispetto alle generazione precedenti, la concorrenza di settori una volta inesistenti ma oggi estremamente appealing come quello dei videogames, il rilancio in termini di fascino di settori percepiti come poco interessanti come l’IT, …). Riuscire per un operatore del settore finanziario/creditizio a dimostrare con le azioni e le scelte di aver fatto propri temi di sostenibilità ed inclusività è quindi un prerequisito per poter accedere al mercato dei best graduates e per potersi posizionare a servire i clienti che , in numero sempre crescente, pongono questi temi tra i driver di selezione dei propri partner anche nel mondo dei financial services.

ICC si batte per eliminare ogni tipo di barriera in entrata/uscita tra gli Stati europei e non. Quanto è importante, dal punto di vista di una realtà attiva a livello internazionale come la vostra, semplificare i profili burocratici legati all’operatività delle imprese?

Abbiamo lavorato con clienti in tutta Europa, partendo dalla nostra sede, fin dalla fondazione nel 2005. Oggi abbiamo creato delle strutture operative e societarie sui mercati dove i nostri clienti sono maggiormente presenti in Europa e operiamo con loro con una logica di “one team” – gestiamo pio internamente i temi relativi a normative locali, diversi trattamenti fiscali e contributivi, diversi mercati del lavoro (con relative differenze salariali). Certo avere veicoli societari diversi, soggetti a normative diverse, a obblighi contabili diversi è sempre una sfida ed una complessità che ben volentieri vorremmo evitare. Il lato positivo – un po’ a denti stretti – è che partendo dall’Italia per andare in altri paesi, nella assoluta maggioranza dei casi troviamo minori complessità e minori obblighi per cui le sfide sembrano più facili…

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